Video

Interviews: Hollywood actors before becoming stars

7 Feb

Buongiorno ragazzi! Mentre sto studiando per  il mio ultimo esame (auguratemi buona fortuna! 🙂 ) e sto lavorando ad un piccolo progetto che presto vi svelerò, ho trovato questo mix di audizioni degli attori che poi sono diventati delle vere e proprie star hollywoodiane. Vedrete il piccolo Leo DiCaprio provare la parte per Outsiders, la piccola Scarlett Johansonn per Jumanji (anche se alla fine Kirsten Dunst ebbe la parte) e tutte le altre star da bambini: Selena Gomez, Lindsay Lohan e Natalie Portman. Non mancano i sex symbol del calibro di Hugh Jackman, Brad Pitt e Robert Downey Jr. Infine immancabili Jim Carrey ne Il Grinch e tutti gli attori di Star Wars, Il Padrino e E.T. Credo che i bambini abbiano una marcia in più quando recitano; Leo DiCaprio ed Ellen Page sono i miei preferiti e non può mancare Jim Carrey, lui sì che domina sempre le scene! Quali sono i vostri preferiti?

Hi guys! While I’m studying hard for my last exam (wish me luck! 🙂 ) and I’m working at a project that I’ll show you soon, I found this amazing video about actors’ auditions for the most popular movies. You’re going to see the little Leo DiCaprio performing for Outsiders, child Scarlett Johansonn auditioned for Jumanji (but Kirsten Dunst had the role at the last) and all other children such as Selena Gomez, Lindsay Lohan and Natalie Portman. But there are also sex symbols such as Hugh Jackman, Brad Pitt and Robert Downey Jr. Last Jim Carrey performing The Grinch and the stars of Star Wars, The Godfather and E.T. Children actors are the best, but during auditions you can see which is the best to performing a role. I like Leo DiCaprio, Ellen Page; Jim Carrey always rulez! What are your favorite ones?

 

Annunci
Video

Even if: The Artist

19 Lug

 

The Artist by Michel Hazanavicius won five Oscars in 2011 celebrating the comeback of silent films in balck and white. Well, The Artist is not properly a real film in balck and white: it looks more like a modern film shot normally and then faded after in black and white, than a film shot immediately like the ones in 1920. Instead in 2007 Karl Lagerfeld made a short film as a presentation for his new semiannual collection in 2008 “Paris-Moscou”, remembering how was usefull for Chanel’s creativity her relationship with Dmitri Pavlovitch, so with Russian world, in the 20s. This short looks like a genuine movie of the 20s, thanks to many special effects such as slight shakes of the camera, ruined film effect and deliberately badly cut scenes. So The Artist was considered a modern balck and white film, even if it’s not the first one in XXI century.

Even if: The Artist

One of the looks for Chanel “Paris-Moscou” 2008

Even if: The Artist

Chanel “Paris-Moscou” collection gets inspired by typical Russian style

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando Michel Hazanavicius vinse cinque Oscar con The Artist, 2011, tutti trovarono che l’idea di riportare in auge lo stile cinematografico muto e in bianco e nero degli anni ’20 fosse stata originale e innovativa, da premiare. E sebbene i sogni di gloria di Hazanavicius si siano comunque avverati, bisogna sapere che già nel 2007 un improbabile regista girò un cortometraggio come presentazione della sua sfilata di moda semiannuale per Chanel, “Paris-Moscou” 2008: Karl Lagerfeld. Nel corto vengono filmati alcuni momenti significativi della carriera di Gabrielle dal 1913 al 1923, quando dalla sua relazione con Dmitri Pavlovitch crebbe in lei il desiderio di ispirarsi allo stile russo. Lagerfeld, ricollegandosi alla storia della fondatrice del marchio, decise di reinventare lo stile francese unendolo a quello russo creando la linea “Paris-Moscou”. E quale miglior mezzo se non un breve cortometraggio a inizio sfilata che spiegasse la ragione della sua ispirazione? La macchina da presa tremolante, l’effetto antico e segnato della pellicola e le scene volutamente tagliate con imprecisione (simboli delle vecchie pellicole anni ’20), danno un effetto più veritiero di un film che sembra girato davvero a quell’epoca! Non vale lo stesso per The Artist, che sembra più che altro un film moderno girato normalmente e decolorato e silenziato successivamente.

Even If: The Artist

Coco 1913-1923 (2007)

Even If: The Artist

The Artist (2011)

 

 

 

Video

Interviews: La Città Incantata (Spirited Away)

27 Giu Interviews: Spirited Away, La città incantata

In Italy it’s time to go for only three days to all movie theathers to see again Spirited Away by Hayao Miyazaki. His cartoons are different from Occidental ones, firstly because of the subjects from Japanese culture, such as spirits or typical Oriental settings; but also because of the quality of Miyazaki’s work, in fact he always does the entire film, from sketches to soundtracks! Finally his cartoons are just like animated films with good characters who seem to be in reality as real people, with same feelings and thoughts and during the time they change and they always discover more parts of themselves. Childhood and growth without loosing innocence and purity qualities are the main important themes in Spirited Away, the same in Le Petit Prince by Saint-Exupéry. Who still only defines Miyazaki the Kurosawa of animation” should remember the words of the great Akira: “I know that sometimes compare him to me. I feel sorry for him because of the lower level. . Here below the making of Spirited Away.

La Città Incantata di Hayao Miyazaki torna ad affascinare il pubblico italiano. I cartoni del grande maestro giapponese hanno un qualità tutta loro rispetto a quelli occidentali, innanzi tutto per l’innata eleganza della cultura Giappponese trasposta con dovizia, i cui rappresentanti più noti, spiriti, templi e oggetti tipici, dominano tutte le scenografie dei lavori del regista. Lo stesso lavoro del regista, però, rende il tutto ancora più affascinante e legato da idee e magia accomunate da un’unica mente geniale: lo stesso Miyazaki infatti cura tutte le varie fasi di produzione, dal disegno alla colonna sonora. Infine l’unicità dei suoi lavori sta nel renderli dei veri e propri film reali (i dettagli sono curatissimi e le azioni dei protagonisti sono così veritiere da farci credere che tutto quello che stiamo vedendo sia vissuto realmente dai protagonisti) trasportati nel mondo dell’animazione: i personaggi sono ben caraterizzati da una psicologia tutta loro, hanno idee e sentimenti propri e reali, sono soggetti a mutamento e scoprono lati sempre nuovi di loro stessi. La raccomandazione che il regista fa ne La Città Incantata è quello di crescere senza dimenticare i valori propri dell’infanzia, quali innocenza e purezza. C’è chi definisce Miyazaki “il Kurosawa dell’animazione”, suscitando in akira un commento:” So che alcuni lo paragonano a me. Mi dispiace per lui perchè lo abbassano di livello”. Ecco una parte di “making of” del film.

Video

News: Alexandre Desplat for Venice 2014

25 Giu

Alexandre Desplat, the French film composer, will be the jury panel’s president in Venice 71st. His most known soundtracks are from Reality by Matteo Garrone, Carnage and Venus in Fur by Roman Polanski, Moonrise Kingdom and The Grand Budapest Hotel by Wes Anderson, Zero Dark Thirty by Kathryn Bigelow, the last version of Godzilla by Gareth Edwards, The King’s Speech by Tom Hooper, The Curious Case of Benjamin Button by David Fincher and so on. Here below some of his soundtracks typical of his style in the best way.

Il compositore francese Alexandre Desplat presiederà la giuria della Mostra Cinematografica di Venezia 2014. Desplat è conosciuto per avere realizzato le colonne sonore di importanti e famosi film come Reality di Matteo Garrone, Venere in pelliccia e Carnage di Roman Polanski, Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow, Moonrise Kingdom e The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, l’ultima versione di Godzilla di Gareth Edwards, Il discorso del re di Tom Hooper, Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher e molti altri ancora. Qui sotto alcune sue composizioni più rappresentative del suo stile, mai troppo marcato e sempre molto soffuso.

 

 

 

Video

Orson Welles’ quote!

24 Giu

“You know what the fellow said – in Italy, for thirty years under the Borgias, they had warfare, terror, murder and bloodshed, but they produced Michelangelo, Leonardo da Vinci and the Renaissance. In Switzerland, they had brotherly love, they had five hundred years of democracy and peace – and what did that produce? The cuckoo clock.” (The Third Man)

Video

Shorts: Made In Milan

21 Giu

Luckily I discovered this interesting 1990 short-documentary by Martin Scorsese about fashion Italian designer Giorgio Armani preparing for a show and discusses his ideas about fashion, his family history and the city of Milan. Watching lot of documentaries about fashion designers such as Mademoiselle C, Valentino “The Last Emperor”, Lagerfeld Confidential and Diana Vreeland: The Eye Has To Travel, I think Made in Milan is not only the best for settings and the way is shot by the director. But also because it bestows intimacy and human sensibility on Giorgio Armani. While all the others stylists seem perfect gods living in high-society, Scorsese prefers to sketch Armani’s job according his shy nature.

Di documentari sul mondo della moda e dei guru che lo popolano ne ho visti abbastanza: Mademoiselle C, Valentino “L’ultimo Imperatore”, Diana Vreeland, Lagerfeld Confidential, ma nessuno è stato capace di sorprendermi come Made in Milan (1990) di Martin Scorsese. Questo corto-documentario segue l’arte dello stilista italiano più famoso al mondo, Giorgio Armani, che ha cominciato il suo lavoro nella piccola e internazionale Milano. Qui non si parla di eventi mondani e sfilate preparate in lotta continua contro il tempo; Scorsese ha voluto dare alle immagini il giusto peso, cadenzandole tranquillamente, in linea con la personalità riservata dello stilista, lasciando spazio al suo racconto del passato e agli ideali di bellezza che più lo animano. Rigore e intimità dominano le passerelle di Armani.

 

Video

Even if…: Maleficent

7 Giu

Maleficent by Robert Stromberg does not leave one’s mark, but is likely to tire. Conversely Sleeping Beauty is fascinating more and more generations during the time. In favor of Maleficent we can just write about the original (and gone waste) idea to show us the story through Maleficent’s point of view, something like a spin-off in live action, although it has been lost lot of poetry was in the original Disney cartoon. Another great idea, this time gone waste too, was to show the female independence, a theme not at issue in traditional Disney cartoons that have been made in the past, when there was a different idea of women, usually leaning toward sexism. In spite of everything, Maleficent has not soul, it cannot excite us, it seems to be only a marketing product. Soundtrack by Lana del Rey Once Upon A Dream is the unique good aim.

Even If: MaleficentMaleficent di Robert Stromberg non lascia il segno, annoia soltanto, a differenza dell’originale cartone Disney del 1959 La bella addormentata che ha affascinato sempre più generazioni col passare del tempo. A favore di Maleficent, remake di una delle classiche fiabe disneyane, ci sono due idee di fondo male sfruttate a favore della politica marketing che ha ridotto la poesia del cartone originale in uno spin-off live action. La prima è l’idea di narrare la storia dal punto di vista dell’antagonista, ovvero Malefica. Tuttavia il film non riesce ugualmente a stupire, risultando piatto, nonostante Angelina Jolie abbia dichiarato di avere lavorato al meglio sulla rappresentazione delle dualità del personaggio. La seconda buona idea sfruttata male è il tema dell’ emancipazione e indipendenza femminile trasmessa dal carattere autoritario e vendicativo di Malefica, sfumatura che nei cartoni della Disney non è mai stata così marcata (negli anni ’60 knfatti non si può ancora parlare del tutto di emancipazione femminile come oggigiorno). In questo film, nonostante la tecnologia e le ambientazioni gotiche che ora vanno di moda in tutti i remake disneyani, non c’è la benchè minima poesia che era presente nel cartone originale, ma solo un’evidente strategia di marketing, come da programma del resto. Unica nota positiva la colonna sonora Once Upon  A Dream firmata da Lana del Rey.

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: