Reviews: Snowpiercer

4 Giu

ImmagineApocalittico e inquietante come I figli degli uomini di Alfonso Cuaròn, ghiacciato come i sentimenti dei pochi umani sopravvissuti, rigido, sporco e ferroso come il treno che fende il gelo della desolazione, novella arca di Noè e dimora di un’umanità in bilico tra salvezza e condanna a morte; la “sacra locomotiva” è un microcosmo in perpetuo movimento, compie ogni anno un giro completo attorno alla Terra e mentre gira costantemente l’umanità al suo interno rimane cristallizzata e immutata, come il ghiaccio bianco che da diciotto anni non accenna a sciogliersi. Cinema Liquido: SnowpiercerBong Joon-ho rivisita l’epica e il mito attraverso le tinte fosche del thriller fantascientifico. Un regista sudcoreano che ha sempre avuto uno stile sapido di originalità nell’indagare la psiche umana: Memories of a Murder, The Host, Madre tutte opere intelligenti e stilisticamente curate. Sembra proprio l’Oriente il nuovo protagonista della settima arte, ormai spesse volte svilita dal cinema americano nonostante sia stato una pietra miliare del cinema passato. Snowpiercer parla più di quanto fa vedere. Infatti il punto di forza del film non sono tanto gli attori, per quanto il cast sia ben nutrito, quanto la lungimiranza dei contenuti: un treno diviso non solo in classi sociali, ma rappresentativo delle tappe evolutive che ha percorso l’uomo nella storia.Cinema Liquido: Snowpiercer Il buio in cui sono avvolti perennemente i passeggeri della “coda”, l’ultimo scompartimento, quello dei reietti, la rivoluzione cappeggiata da un coraggioso e moderno Prometeo eschiliano (Curtis) alla ricerca della giustizia e dell’acquisizione dei privilegi riservati ai pochi della “testa”. Da qui i rivoluzionari partono attraversando i vari vagoni conquistando mano a mano le tappe evolutive dell’uomo: il fuoco (suggestiva la scena della staffetta nel buio), il cibo, l’acqua, gli animali, la lavorazione delle materie prime (la scena della preparazione del sushi), le armi, l’istruzione (controllata e manipolata dalla “testa”), fino ad arrivare ai primi confort degli anni ’30 e al decadimento sociale più moderno, droga, alcol, sballo. Infine la testa: un uomo potente che vive in solitudine in un ambiente asettico, sfruttatore, creatore e promotore di un ordine sociale volutamente immutabile, in cui a decidere è uno solo per tutti quanti. Cinema Liquido: SnowpiercerArriviamo quindi alla tappa evolutiva finale dell’uomo moderno: creare e manipolare la vita, come un dio. La corruzione umana è arrivata al limite, nulla mai cambierà, i diversi status sembrano ormai cristallizzati, non c’è volontà di scardinare il sistema: la rivoluzione è solo un mezzo che hanno i potenti per aizzare la massa a loro piacimento e comandarla dalle sue viscere senza sporcarsi direttamente le mani. Bong Joon-ho ci fornisce un’unica soluzione: ricominciare drasticamente tutto da capo. Il treno esplode e con lui l’intera umanità. Dalle macerie di un esperimento nato dalla tecnologica follia umana, l’uomo rinasce primitivo, libero in mezzo ad un’infinita distesa di ghiaccio, non più intrappolato dai suoi ideali malati di perfezione e ordine che l’avevano portato all’autodistruzione. Cinema Liquido: SnowpiercerIl bianco di un mondo congelato è in netto contrasto col buio e la sporcizia che aleggiavano nella locomotiva. E’ una catarsi. La ragazza vestita di pellicce e il bambino sfruttato dalla “testa” si ritrovano in mezzo alla natura e rimangono affascinati da un orso bianco che passa lì vicino: la salvezza umana sta nel ricongiungimento con la natura. Bong Joon-ho inquadra al meglio tra mito, presente e futuro l’umanità che avanza e che andrà verso la sua autodistruzione per poi ricominciare tutto da capo, proprio come il percorso del treno che ricomincia ogni anno il suo cammino. Di forte impatto emotivo e di alta critica sociale la scena del bambino di colore sotto al pavimento del treno, intento a ripetere i soliti gesti meccanici che permettono alla locomotiva di continuare il suo cammino e agli uomini di proseguire la loro vita al suo interno, eco allo sfruttamento dei paesi sottosviluppati a beneficio dei più ricchi. Bong Joon-ho colpisce nel segno con metafore semplici ed efficaci sostenute da scene dinamiche ed energiche che sovrastano i singoli personaggi, poco significativi, per lasciare spazio ad una collettività multiraziale.

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