Reviews: Super 8

5 Dic
Uniamo gli anni ’70 e ’80, tanto amati da J.J. Abrams in quanto hanno fatto da sfondo alla sua giovinezza e hanno influenzato il suo modo di “fare fantascienza”, con i lavori degli anni ’70 di Steven Spielberg (produttore di Super 8) E.T. e Incontri ravvicinati del terzo tipo, con le atmosfere cupe e misteriose di Lost e Alias (serie televisive di gramde successo da lui ideate e che rimandano alla filosofia di Abrams della Mistery Box, ovvero mistero su mistero su mistero per coinvolgere al massimo il pubblico) e con alcune scelte stilistiche già sperimentate in passato e che sono diventate la firma del regista, i lens flare, cioè i bagliori di luce: tutto questo è Super 8.
L’originalità del film è racchiusa nella prima parte, quella che precede e comprende il misterioso incidente di un treno che deraglia mentre un gruppo di amici pre adolesenti sta girando un film sugli zombie (dettaglio autobiografico del regista). Numerosi sono i rimandi alla giovinezza del regista e ai film di Spielberg in cui i protagonisti sono ragazzini con le loro biciclette, costretti a nascondersi dal corpo militare.
Tuttavia se nei film di Spielberg le creature extraterrestri sono amichevoli, in questo caso J.J. Abrams crea una creatura più vicina a quella di District 9 (2009) e ne abbraccia anche il tema di fondo, la diversità: come gli alieni di District 9 anche il mostro scappato dall’Area 51 e continuamente braccato dalla US Air Force è costretto a vivere sotto terra, incompreso, torturato, affamato, desideroso di ritornare a casa. 

In entrambi i film, e soprattutto in District 9 dove gli alieni vengono segregati in campi profughi sotto regime di apartheid, è forte il tema del razzismo e della paura di fronte al “diverso” da noi. 
Super 8 riesce bene a integrare gli elementi della fantascienza anni ’70 con quelli del genere attualizzato, conferendo alla pellicola uno spirito e un taglio personale a partire dalla buona recitazione dei giovani attori fino ad arrivare alle atmosfere da Mistery Box che più gli sono congeniali. 
Il film si perde e cade nel già visto al momento dello scioglimento della vicenda e del finale (alla fine l’alieno si accorge dell’animo puro del coraggioso Joseph e decide di risparmiarlo). Super 8 ha l’ambizione di essere un film d’autore, ma anche se non può essere definito tale, è una buona prova stilistica e un utile compendio di vari elementi che dagli anni ’70 ad oggi si sono susseguiti per rendere ancora più ricco di aspettative il genere fantascientifico.
 

 

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