Beasts of the Southern Wild

14 Feb
Beasts of the Southern Wild
(Re della terra selvaggia)
 
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Già vincitore della Caméra d’or al Festival di Cannes 2012 e Gran premio della giuria al Sundance Film Festival 2012, ora il film di Benh Zeitlin è candidato a quattro Premi Oscar.
Re della terra selvaggia è tratto da un’opera teatrale di Lucy Alibar che, insieme al regista, ha partecipato alla stesura della sceneggiatura. 
Il pregio di questo film, realizzato in più di tre anni e girato in Louisiana con l’aiuto della popolazione locale, è l’estrema attinenza al punto di vista della protagonista di sei anni Hushpuppy che vive col padre nella “grande vasca”, frequente a continue inondazioni, in una comunità bayou.
Il testo teatrale autobiografico di Lucy Alibar, Juicy and Delicious, trattava di un ragazzino e del suo rapporto con il padre malato, ma anche del rapporto con la natura che è sottoposta sempre più alla distruzione man mano che la malattia del padre si aggrava. 
Questo complesso rapporto triadico è stato mantenuto anche nel film in modo semplice ed efficace proprio perchè la macchina da presa non impersona altro se non gli occhi della piccola protagonista che osserva il mondo cogliendo le piccole cose che gli adulti non potranno mai vedere e che non capiranno mai. Hushpuppy infatti ascolta il battito del cuore di ogni essere vivente cogliendo quella verità che gli adulti hanno perso col passare del tempo. 
Il regista ci tiene a specificare che il disastro naturale provocato dalle forti piogge torrenziali e la vita della piccola comunità relegata in un mondo al confine tra terra e acqua in palafitte dalle condizioni precarie assumono un tono apocalittico proprio perchè è così che appaiono agli occhi della protagonista; il disastro naturale comincia quando la piccola Hushpuppy dà un pugno sul petto di suo padre, lui cade a terra e nello stesso momento in paese tutti scappano per l’arrivo dell’uragano. 
La bambina crede di avere “rotto qualcosa” nel momento in cui si è ribellata all’autorità paterna, crede di avere rotto l’equilibrio dell’intero universo di cui tutti noi siamo un granellino fondamentale e perciò pensa di avere scatenato il disastro naturale.

Ecco che in questo momento il pubblico capisce di essere immerso nella personale visione del mondo di una bambina di sei anni che non vive in una fiaba ambientalista fantastica (come molti l’hanno definita), ma rielabora in modo del tutto personale i cambiamenti che stanno per sconvolgere la sua vita: la distruzione della casa, la morte del padre e la sua trasformazione in re della terra selvaggia (la grande vasca).
Per riprodurre questo particolare sguardo infantile sulla vita il regista ha saputo dare toni apocalittici all’intera vicenda aggiungendo il risveglio degli Aurochs, animali scaturiti dall’immaginazione di Hushpuppy suggestionata dai racconti della maestra sui vecchi animali preistorici mangiatori di uomini e dai continui sproni del padre a diventare forte per poter sopravvivere nella natura selvaggia. 

Per Hushpuppy sopravvivere vuol dire affrontare gli Aurochs, la massima personificazione della brutalità della natura nei confronti dell’uomo; nelle ultime scene mentre le altre sue compagne, inseguite da questi animali, scapperanno, la nostra protagonista riuscirà ad affrontarli con la sola determinazione nel suo sguardo. In questo modo capirà di essere pronta per accettare la morte del padre e per ristabilire l’ordine dell’universo compiendo il suo dovere di re della sua terra.

Per fare gli Aurochs sono serviti soltanto maiali travestiti!

Inoltre il regista fa notare il legame che intercorre tragli Aurochs e Hushpuppy e la sua comunità: entrambi sono dominatori della loro terra ed entrambi hanno dovuto affrontare la loro estinzione, ecco perchè vi sono molte scene parallele tra l’avanzata degli antichi animali distruttori e l’aggravarsi della malattia del padre o tra l’avanzata degli animali e la crescente determinazione della protagonista. 
Zeitlin precisa che il tema portante dell’intero film è l’esperienza di una bambina di sei anni che vive e pensa con lucidità e con estremo realismo nel suo amato mondo, senza fantasie, ma cogliendo l’aspetto più primitivo e rude della realtà: “Non si tratta di magia, ma di tutti quegli aspetti che sono veri e reali per lei”.

In linea con il punto di vista infantile, vero motore della pellicola, è il fatto che noi non conosciamo il tempo in cui si svolge la vicenda, non sappiamo nulla della diga e del perchè questa comunità sia isolata e schienata dal resto della civiltà: siamo immersi nella vicenda proprio come lo è Hushpuppy che vive il presente e basta, senza sapere il perchè dell’acqua salata che fa morire tutta la vegetazione, ma osservando la morte in sè senza alcuna spiegazione. Forse è proprio per questo che percepiamo molto precaria la vita di questa piccola comunità, senza futuro nè passato, che vive e si adatta in base ai capricci del presente.
Non si tratta di favola ambientalista, si tratta di lotta alla sopravvivenza come risposta ai tanti cambiamenti che sconvolgono il mondo che ha generato Hushpuppy: è una storia di formazione di una bambina, è la storia di persone che, come belve (Beasts of the Southern Wild, Aurochs), combattono con determinazione per la loro terra Madre e contro la loro terra Madre.

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