Il sospetto

12 Dic
Il sospetto
 
Thomas Vinterberg presenta Il sospetto, il cui titolo originale è La caccia, al Festival di Cannes 2012 facendo vincere a Mads Mikkelsen, interprete del protagonista Lucas, il premio per la migliore interpretazione maschile. 
Il regista tratta il tema della pedofilia mettendo in scena un’ambientazione austera e dei personaggi fatti ad hoc per esercitare un clima di panico, poi di rabbia e, infine, di vera e propria caccia nei confronti del presunto colpevole. 
Il film si apre con una scena di caccia per i boschi della Danimarca, sport molto praticato tra gli uomini del piccolo paese in cui è ambientata la vicenda. Lucas è conosciuto e stimato da tutti, frequenta la virile compagnia di cacciatori e lavora in un asilo, unico uomo in un team di maestre. 
Klara, la figlia di cinque anni del suo migliore amico Theo, è iscritta nella scuola in cui lui lavora e trovandosi a disagio nell’ambiente famigliare in cui vive, sia a causa dei continui litigi dei genitori, sia a causa di un fratello adolescente irresponsabile, traspone il complesso di Elettra (corrispettivo di quello di Edipo nelle bambine) dal padre Theo al suo migliore amico Lucas.
Proietta in questo modo la carenza affettiva nei confronti del suo maestro, donandogli

persino un oggetto a forma di cuore accompagnato da un bacio a tradimento sulla bocca. Lui, colto alla sprovvista, la prende da parte e la rimprovera; lei si sente imbarazzata, rifiutata, e decide di vendicarsi traendo spunto dalle conversazioni sporche del fratello con i suoi amici.
La bugia della presunta violenza subìta non tarda a promulgarsi prima tra le maestre dell’asilo, poi tra i genitori e quindi per tutto il paese.

Il regista riesce a porre sulla sua scacchiera i pezzi giusti per intessere un clima nero, a dir poco animalesco, di lotte e screzi tra la vittima innocente e i suoi carnefici; le fondamenta di questo stratagemma sono prettamente psicologiche.
La prima è dettata da un luogo comune che il regista contraddice totalmente: i bambini dicono sempre la verità, sono innocenti. Il fatto che il pubblico sappia da che parte stia la verità, non fa che accrescere il suo odio per la comunità ingiusta e la sua solidarietà per il capro espiatorio (tanto che nella scena in cui Lucas si ribella finalmente ai soprusi subìti in un supermercato, il pubblico del festival ha reagito con applausi liberatori). Potremmo pensare che il regista abbia voluto giocare più sulle emozioni che sulla ricerca di uno sviluppo originale del tema stesso?


Il secondo punto su cui si basa il clima di caccia è il comportamento degli adulti: i genitori della piccola Klara non ascoltano davvero ciò che lei più volte tenta di spiegare, cioè la verità, ma applicano un processo psicologico di rinforzo nei confronti di ciò che loro vogliono sentirsi dire dalla figlia, perciò molte volte la bambina viene inibita dalle parole degli stessi adulti fino a risultare confusa sulla verità stessa della vicenda.

Tutti questi espedienti narrativi mettono in luce le angherie tra esseri umani e il clima di diffidenza che, per empatia con la vicenda di Lucas, anche il pubblico prova nei confronti di falsi amici che fanno del male gratuito ad un innocente; il regista si è garantito, in questo modo, il beneficio assoluto del pubblico, mettendo da parte la risoluzione al problema per lasciarsi trasportare da un eccesso di enfasi.
Vinterberg pilota gli spettatori e li guida verso l’unica verità possibile, facendo provare loro lo stesso odio del protagonista e rendendo scontata l’accusa così come la difesa.

A questo proposito si potrebbe citare Il dubbio di John Patrick Shanley, dal tema analogo, dove tuttavia vi è un coinvolgimento maggiore del pubblico che, imparziale, viene chiamato a decidere da che parte stia la verità ascoltando sia l’accusa che la difesa, entrambe altrettanto valide, al punto da insinuargli, appunto, un vero e proprio dubbio. In questo caso lo spettatore può concentrarsi maggiormente sia sulle differenti psicologie dei protagonisti in gioco (mentre ne Il sospetto gli unici due opposti sono Klara e Lucas) sia sulla varietà della narrazione che trova spazio in continui colpi di scena e insinuazioni. Certo potrà sentirsi spiazzato, tuttavia sarà certo di coltivare un vero sospetto che nel caso di Vinterberg non c’è. 

La caccia domina l’intero film, da cui giustamente prende il titolo originale, e si tratta di una duplice caccia: quella dei concittadini contro Lucas e della nostra contro i concittadini. 
La scena finale della caccia per i boschi, simbolo dell’avvenuta pacificazione tra il protagonista e i suoi vecchi amici, conferisce circolarità al film e una nota di tristezza e amarezza nei confronti del genere umano: qualcuno che non ha accettato ancora la verità cerca di sparare a Lucas, senza colpirlo. 
Ecco che cade  ancora una volta il velo di apparenza ed è subito il sospetto.

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