Io e te

4 Nov
Io e te

recensione scelta da Paperblog

 
Standing ovation al Festival di Cannes 2012: Io e te di Bernardo Bertolucci ha conquistato il grande pubblico per la dolce irruenza con cui i due giovani protagonisti, fratellastri, Lorenzo e Olivia, si scontrano e si incontrano nel buio di una cantina. 
Sì, perchè Lorenzo ha detto ai genitori che avrebbe trascorso una settimana bianca con i suoi compagni di scuola, evento più unico che raro dal momento che il ragazzo quattordicenne è asociale ed egocentrico; in realtà ha già organizzato tutto per rendere il suo soggiorno in cantina il più confortevole possibile. Un po’ di musica, un libro horror sui vampiri, il suo pc e un formicaio: non serve nient’altro oltre al silenzio e al buio che lo isolano dal mondo circostante. D’altronde i suoi atteggiamenti nei confronti degli altri sono scostanti; nemmeno la madre riesce a cogliere la sottigliezza delle domande del figlio, non riesce nemmeno a controllare la sua aggressività, a temperare il suo desiderio di solitudine. 

Tra Lorenzo e i suoi compagni di scuola c’è un muro fatto di musica che la voce non riesce a penetrare e subito la normalità dello scorrere dei giorni crea un solco invalicabile che divide il ragazzo dal resto del mondo. 
Per Lorenzo, che tutte le settimane va da uno psicologo, normale significa nulla. 
Olivia è la sorellastra venticinquenne di Lorenzo. Irrompe per caso nella sua cantina, in una maniera resa aggressiva dal costante utilizzo di droghe pesanti: la diffidenza, lo sguardo allucinato iniziale e la mancanza di coscienza la ritraggono come l’opposto del fratello, nè in positivo nè in negativo. 

Sono due poli di una stessa gioventù disagiata, il cui comune denominatore è la rabbia accresciuta da diverse motivazioni. 
La cantina viene a rappresentare, così, una specie di isola inaccessibile, un mondo parallelo in cui non ci sono distinzioni, in cui si è uguali e si lotta per e contro se stessi allo stesso tempo, dove non si è mai soli. Paradossale è il fatto che il mondo di Olivia e Lorenzo, un universo di reietti dalla società, diventi  un mondo solidale nella sofferenza: la solitudine dell’uno e la disintossicazione da droghe dell’altra. 


Pare che lo spazio della cantina sia più vero e genuino del mondo esterno, con cui nessuno dei due ha più molto contatto durante la settimana. Il regista, infatti, ci pone di fronte ad un distacco netto tra l’interno e l’esterno: la cantina funge da incubatrice per i due giovani protagonisti, da luogo protettivo, da luogo di ritrovo, da vero focolare famigliare, contrapposto all’appartamento in cui i ragazzi irrompono come due ladri solo per procurarsi del cibo. 

Lo spazio esterno sembra immenso al confronto e forse un po’ caotico, lo dichiara il regista con l’ampia inquadratura aerea finale, elevandosi sulle teste dei due protagonisti, cosa mai avvenuta durante il film, in cui le riprese erano sempre ad altezza uomo, se non più basse (questo perchè il regista ormai da anni è costretto a spostarsi in carrozzella).
 

C’è molta individualità nella regia intimista di Bertolucci: il dramma dei singoli personaggi è vissuto nel privato dei loro pensieri, viene condiviso talvolta tra i due ragazzi, ma mai con il pubblico, che osserva incapace di giudizi o pregiudizi, portato solo a commuoversi per questa gioventù bruciata del ventunesimo secolo. 
La speranza di un cambiamento aleggia tra le parole e le promesse dei due fratelli, ma tutto sembra molto fragile perchè fragili sono le vite di Olivia e Lorenzo, i loro pensieri, i loro sogni, le loro decisioni perchè, d’altronde, quando si è giovani si vogliono raggiungere tanti traguardi e nei modi più originali possibili, per sapere di essere davvero unici. In realtà tutto può cambiare da un momento all’altro, tutto è sottile e il confine tra un eccesso e l’altro è facile da superare. 

C’è molto di non detto tra Olivia e Lorenzo, molto che ancora entrambi devono scoprire di loro stessi; il silenzio, gli sguardi e i gesti sono il linguaggio dei giovani e perciò a prima vista potrebbe sembrare che manchi qualcosa in Io e te, eppure tutto sembra al posto giusto. 
I sentimenti umani crescono e sfioriscono silenziosamente, soprattutto nel mondo giovanile, perciò il regista ha saputo dare l’accento e il sapore giusto alla tipica incertezza che caratterizza questa età così turbolenta. 
I personaggi sono loro stessi e non se ne preoccupano davanti al pubblico, si barcamenano da un eccesso all’altro con la tipica naturalezza di chi non ha trovato ancora il proprio posto nella vita, e la musica conferisce un senso di originalità a tutto questo; basti pensare alla magistrale e commovente scena girata sulle note di Space Oddity di David Bowie trasposta in italiano con il titolo Ragazzo solo, ragazza sola
In questo momento densamente carico di amore fraterno il regista raggiunge l’apice dell’espressività artistica coinvolgendola nell’efficace raffigurazione della potenza di un linguaggio alternativo, cioè quello della musica, che racchiude in sè il fulcro fondamentale di tutto il film, ovvero la capacità di sfruttare il “non detto” al punto da farne la forza di una nuova comunicazione di intesa che va oltre i dialoghi e i monologhi sforzati ed innaturali.
Insomma, l’atmosfera è quella giusta, è quella realistica, niente drammi od orpelli, solo immagini essenziali, semplici, proprio come potrebbero essere viste dalla prospettiva di un ragazzo. 

Diffidenza, amicizia, amore e poi il vuoto, due vite ancora da scrivere, tutto ancora da stabilire: il regista non ci illude con false speranze, d’altronde la vita è dei due protagonisti, decideranno loro cosa fare, lui assiste soltanto. Assistiamo anche noi e resteremo sempre nel dubbio su come andrà il futuro: forse è proprio l’incertezza finale, il fatto che Lorenzo sia all’oscuro della decisione di Olivia di continuare a drogarsi, il fatto che noi stessi, come spettatori, ci sentiamo impotenti nel cambiare il corso degli eventi a favore dei due ragazzi che ormai hanno conquistato il nostro cuore, forse è proprio tutto ciò a lasciarci con il desiderio di sapere qualcosa di più, con la convinzione che forse c’è qualcosa ancora da dire, che Lorenzo deve per forza cambiare per il suo bene, che Olivia deve fare altrettanto per lo stesso motivo …
In realtà è una questione di punti di vista, come spiega Olivia al fratello: non bisogna rinchiudersi nel proprio mondo senza fare nulla per mettersi in gioco. Al contrario è importante che ognuno dia il proprio contributo, che ognuno esprima i propri punti di vista per rendere il mondo così diversificato qual è, altrimenti sarebbe come un muro bianco e nè io nè te esisteremmo.
























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