Todo sombre mi madre

1 Set
Tutto su mia madre
 
 
Pedro Almodòvar non ha lavorato solo ad un film da premio Oscar e da Golden Globe, ha fatto molto di più, ha intessuto con maestria un intreccio di storie così saggiamente studiato da sembrare del tutto naturale e realistico. Il motore principale dell’intera vicenda è la solidarietà femminile, un’unione di sentimenti contrastanti e univoci allo stesso tempo. Sebbene i temi trattati (l’Aids, la prostituzione, l’omosessualità, l’espianto degli organi) siano sempre stati visti come un gomitolo eticamente intricato sia dalla società laica che da quella religiosa, in questo caso Almodòvar riesce a tramutarli in caratteristiche proprie di ciascun personaggio, una sorta di destino che segnerà la strada di ognuno di loro per indirizzarla verso la volontà del Fato. Fato, destino, ma niente caso: sembra che i protagonisti non siano mossi dalla casualità in tutto ciò che fanno o dicono, semplicemente vivono a pieno il loro modo di essere, vivono a pieno i loro sentimenti e li condividono con chi vive accanto a loro, creando un cerchio perfetto che porrà rimedio ai fallimenti di ognuno. 
E sotto quest’ottica non ci stupisce che il lavoro di Manuela, madre di Esteban, prefigurerà il suo destino, che il suo amore per il padre del figlio, diventato poi donna, Lola, sia condiviso con Rosa, suora laica, e ciò che unirà tutti i protagonisti saranno la morte e la nascita di un medesimo simbolo, un bambino che apparterrà a tre madri (Manuela- Cecilia Roth, Rosa- Penelope Cruz e Lola).
 
I personaggi non temono di svelarsi al pubblico e di raccontarsi a modo loro, nella loro semplicità, senza convenzioni sociali; ciò che dicono trascende la verità umana e ce ne fornisce una universale proprio dalla bocca di chi sembrerebbe il meno adatto a presentarla.
L’ironia e la genialità di Agrado (l’amico travestito di Lola) accentuano la caratterizzazione del mondo e della psicologia femminile: “Una è autentica quanto più somiglia all’idea che ha di se stessa”.
La dolcezza e il filantropismo di Rosa generano la vita e sono simbolo di maternità , l’attrice Huma per la quale Esteban ha perso la vita, rappresenta la capacità dell’uomo di redimersi e di aprirsi alla solidarietà. E ancora Lola, simbolo dell’amore di un uomo insoddisfatto  che cerca di trovare una stabilità sentimentale avvicinandosi al sesso femminile e diventando madre di un figlio morto e di un altro appena nato, Bette Davis, protagonista di Eva contro Eva, il cui titolo originale è Tutto su Eva, da cui trae ispirazione il titolo Tutto su mia madre con riferimento allo scontro tra la dualità di una stessa figura materna (Manuela e Lola, quest’ultima madre e padre nello stesso tempo) e, infine, lo spettacolo. 
 
Il lirismo di alcune riflessioni esplicite sull’intento finale dell’intreccio è stato abilmente inserito attraverso parti recitate sotto forma di “metacinema”, cioè della rottura dell’illusione scenica in cui il protagonista si rivolge direttamente al pubblico, per non accentuare la drammatizzazione stereotipata della vicenda alla quale il regista ha voluto anteporre ironia e ottimismo.
 
 
«A Bette Davis, Gena Rowlands, Romy Schneider… A tutte le attrici che hanno fatto le attrici, a tutte le donne che recitano, agli uomini che recitano e si trasformano in donne, a tutte le persone che vogliono essere madri. A mia madre »
 
Non serve davvero null’altro se non questa chiusa del film per capire il vero significato dell’uguaglianza.
 
Scoop
 
 
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